Ogni giorno c'è qualche discussione sui nuovi Social Network come Twitter e Facebook. Giornali e tv ne parlano, discutono. Il fenomeno colpisce alcuni, altri li trovano inutili o addirittura dannosi. Alcuni grandi comunicatori disquisiscono su questi fenomeni e si interrogano sulla loro effettiva utilità, altri non sanno se andarci oppure no. Dubbi che attanagliano anche i comunissimi mortali. I quali o ci vanno a nozze e utilizzano tutto o quasi. Mentre altri si tengono le loro perplessità. Sicuramente capita anche a tutti noi di parlarne con amici e familiari discutendone più o meno animatamente e ognuno ha la sua "idea" in proposito.
TWITTER E' COME IL TELEFONO, LA RADIO E LA TV: UNA RIVOLUZIONE: ECCO COSA NE PENSAVANO ALLORA...
Non c'è da meravigliarsi, perchè tutte le invenzioni hanno avuto nel passato i loro sostenitori o denigratori.
Per esempio quando inventarono il fonografo Jean Bouillaud dell'Accademia Francese delle Scienze, disse: "Impossibile che le nobili corde dell'uomo vengano sostituite dal freddo, vile metallo". E quando nel 1842 Samuel Morse presentò il telegrafo al Congresso americano "molti sostenitori dichiararono di non nutrire alcuna fiducia in quel arnese". Il telefono? "Non è che un giocattolo", dissero a Bell, invitandolo a dedicarci a cose più serie. "La radio non ha avvenire", sentenziò il presidente della Royal Society nel 1897. Ed Edison confermò anni dopo: "Quella della radio è una mania che passerà presto". E il direttore della 20th Century Fox tranquillizzava gli amanti del cinema: La televisione non reggerà il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà presto di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno..." Twitter e Facebook non sono il telefono e nemmeno la tv, ma sono diventati nel bene e nel male un simbolo della rivoluzione dei nostri giorni che sta cambiando il nostro modo di sapere, di leggere e comunicare. Questo può più o meno far piacere, ma esiste. Può provocare incidenti? Ferite mortali? Provoca soffocamenti? Nessuno lo mette in dubbio. E c'è un sacco di gente che non le sa ancora guidare. Alcuni rimpiangono i tempi in cui non c'erano. Eppure a nessuno viene in mente di prendere la carozza a cavalli per andare al mare.
Fonte: Mario Giordano su A