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lunedì 15 dicembre 2014

Il mio viaggio in Terrasanta

Cari amici il Natale si avvicina velocemente e io come sempre sono di corsa. Il mio viaggio in Terrasanta è andato benissimo, è stato un pellegrinaggio molto bello. Alcuni posti li conoscevo già per esserci stata nel 2006 per 10 giorni. Questa volta ci sono stata solo 7 giorni che sono stati però intensissimi. Non è facilmente spiegabile quello che si prova andare nei posti dove è vissuto e ha predicato Gesù. Posso dirvi che si vivono emozioni uniche. Anche i posti sono belli e significativi. Di sicuro non si torna 
come si è partiti questo ve lo posso assicurare. Si fa una bella scorta di spiritualità che aiuta nella vita di ogni giorno. Questa volta non ho fatto molte foto perchè è piovuto per 5 giorni con brevi intervalli. Faceva anche freddo a Gerusalemme, mentre in Galilea sul lago Tiberiade il tempo era più mite e abbiamo avuto qualche ora di sole.  Abbiamo preso la pioggerella pure nel deserto di Giuda. Abbiamo fatto un bel tratto della West Bank (territorio palestinese sotto controllo israeliano che confina con la Giordania senza nessun problema. Qui ci siamo fermati sul fiume Giordano. Poi gli ultimi due giorni nella splendida Gerusalemme. Qui sopra la foto che ho scattato a Gerusalemme da Mamre al tramonto. La vista era stupenda e sono riuscita a riprendere la città prima del buio. Le foto possono essere ingrandite meno quella del gruppo per la privacy.

Arrivo a Tel Aviv ore 18


Il lago di Tiberiade non si vede bene per via del tempo oppure della foschia.



L'attraversata del lago Tiberiade inizia con il sole, e a metà strada diluvio, 
i tendoni di plastica sono stati tirati, ma chi non stava sotto
 la tettoia come me si è bagnato comunque perchè tirava pure vento.


Nazareth.  La basilica della natività (casa di Maria)

La pioggia nel deserto


Il Giordano in piena


Santo Sepolcro a Gerusalemme


La strada per arrivare a Gerusalemme (760 m)  tra colline verdeggianti
e il regalo del sole


Suk arabo. 
Per arrivare al Santo Sepolcro si deve passare per il suk a piedi


Gerusalemme vista dalla stanza del mio Hotel di sera,
sembra una città come le nostre, molto trafficata.





giovedì 9 ottobre 2014

La campagna che non c'è piu'


Un passato di vendemmie

In questo periodo di vendemmia mi sono tornati in mente i tempi in cui ero bambina e ragazzina. In quel tempo vendemmiare era una gran festa per tutti, praticamente un avvenimento vero e proprio in cui tutti partecipavano piccoli e grandi. Qui da noi la vendemmia si faceva quasi sempre entro la metà di ottobre. La campagna di mio nonno era grande e ci volevano parecchie braccia. Ed ecco apparire per incanto parenti lontani e amici tutti uniti per vendemmiare. Anche se faticosa era qualcosa che si faceva volentieri tra risate canti e dispetti e gare tra chi ne raccoglieva di piu'. Io temevo gli insetti sin da piccola, e le api durante la vendemmia festeggiavano pure loro sui chicchi maturi. Ricordo che perdevo tempo a cercare grappoli che non avessero api, era una ricerca quasi vana. Poi le merende dopo la vendemmia, semplice pane e formaggio con salame tagliato grosso. Peccato che quella campagna non esiste piu' da tanto, c'è la zona industriale ora. Se ci fossero fabbriche aperte almeno avrebbe avuto un senso quella vendita a un prezzo irrisorio a cui fu costretto mio nonno, e le fabbriche che stanno al posto della campagna sono tutte in abbandono. Ora non si recupera nulla si fanno altri capannoni (rari ora per la crisi) e si lasciano in abbandono le vecchie fabbriche. Che tristezza...

Dipinto di Roberto Budicin – Vendemmia (olio su tela, 30×20 cm)




sabato 22 marzo 2014

♥ La panchina racconta ♥

      Avete mai pensato quanta storia può custodire una semplice panchina?


Le panchine custodiscono migliaia di storie meravigliose, ricordi di mani che si cercano, promesse mai mantenute, baci improvvisi. Tutti ne abbiamo una sulla quale il nostro cuore è ancora seduto.
- Michelangelo Da Pisa -


Panchina dell'amore


...della povertà


...dei primi amori 


...del disagio


...dell'amicizia


...del tempo per osservare


...dell'adolescenza


...dell'attesa


...panchina del riciclo





giovedì 23 gennaio 2014

Sapore retrò di vinile



Tenere tra le mani un 33 giri di vinile è un'emozione unica. Capita che ogni tanto si rassetti la casa per sistemare meglio le cose e buttare quelle che non si usano più da anni. Il vinile mi è capitato tra le mani così... Ed ecco scattare in me un piacevole rendez-vous dal sapore retrò. Preistoria per la maggior parte dei ragazzi di oggi e ricordi bellissimi per me. Il mio vinile a 33 giri preferito è dei Bee Gees. Comprare un disco allora era un rito. Si entrava in un negozio di dischi e si trascorreva un bel po' di tempo nello stanzino imbottito con la cuffia ad ascoltare con le amiche vari dischi prima di comprarne anche uno solo. Era un modo pratico per sentire la musica più in voga del momento a volume alto senza limiti o quasi. I Bee Gees mi sono rimasti nel cuore. Per chi ha voglia di tornare indietro nel tempo, posto i video delle mie due canzoni preferite di questo gruppo musicale.






lunedì 20 gennaio 2014

Le stagioni della pioggia


In questo periodo piove moltissimo, sicuramente troppo. E' un problema per viaggiare e muoversi liberamente. Per noi donne asciugare i panni in tempi decenti e tanto altro. 
Oggi pensavo che da adulti la vita cambia e rende gli eventi atmosferici fastidiosi e noiosi.
Da piccola amavo la pioggia e come tutti abbiamo fatto, saltare nelle pozzanghere. Aprire l'ombrellino colorato e camminare sotto la pioggia sorridendo e godendo del momento, cercando i rivoli più ricchi, le pozzanghere più profonde e facendo a gara con gli amici a chi riusciva a schizzare più lontano. Quei stivali non me li sarei tolti mai. Speravo piovesse sempre. Con il tempo la pioggia rimane ancora romantica, per un po'. Poi pianino le cose cambiano e perdiamo il "senso della pioggia", la sua magica e nostalgica poesia. Ci rintaniamo in casa assorti tra i vari meteo e la voglia che se ne vada prima possibile.


La pioggia ha un vago segreto di tenerezza
una sonnolenza rassegnata e amabile, una musica.
- Garcia Lorca -



mercoledì 11 dicembre 2013

L'altalena dei ricordi

L'ALTALENA


L'altalena è stato il più  bel gioco della mia infanzia.
Per divertirci da piccoli avevamo bisogno di una spinta per volare. Di solito erano papà o mamma a farlo oppure amici più grandicelli. Quando poi riuscivamo a farcela da soli quella spinta diventava una specie di passaggio dall'infanzia all'età più grande. Ricordo bene quando imparai a darmi la prima spinta da sola, fu una soddisfazione bellissima che non dimenticherò mai. Spesso chiudevo gli occhi per sentire quella magica sensazione di poter volare.
Andare in altalena sempre più in alto diventava poi anche una gara con gli amici. 
L'altalena che avevo da piccola l'aveva fatta mio padre con una tavola di legno e una grossa corda, era molto simile a quella dell'immagine sottostante. La portavamo sempre con noi quando alla domenica andavamo con altre famiglie nel vicino bosco a fare merenda sul prato. 
Veniva saldamente legata al ramo più adatto dal mio papà. Poi, noi bambini, si litigava per i turni. Saliti sull'altalena nessuno voleva più scendere.



Piccole curiosità - Il significato dei sogni
SOGNARE DI ANDARE IN ALTALENA

Sognare di spingere un'altalena rivela incertezze sul futuro, se si è spinti da qualcuno invece il sognatore fatica ad ammettere i propri errori. Cadere dall'altalena presagisce sentimenti positivi nei vostri confronti e buone notizie in campo amoroso. Vedere un'altalena rimanda a un matrimonio felice, se l’altalena è vuota però indica indecisioni. Se sognate di andare in altalena la vostra intraprendenza potrebbe essere ostacolata.



CURIOSITA' DAL MONDO
L'ALTALENA PIU' PERICOLOSA DEL MONDO

L’altalena non è un gioco per bambini. Almeno, se parliamo della “Altalena alla Fine del Mondo”, come è soprannominata quella di Baños, in Ecuador. L’altalena si trova presso la Casa del Árbol (la casa sull’albero), che come suggerisce il nome è una piccola casa realizzata su un albero, che contiene una stazione di monitoraggio sismico, posizionata sull’orlo di un burrone


All’albero è attaccata anche un’altalena, che permette di dondolare oltre l’orlo del precipizio, senza nessun tipo di protezione (non ci sono cinture di sicurezza o altri sistemi per evitare cadute).
Nonostante il pericolo (una caduta sarebbe quasi sicuramente fatale) sono molti i turisti che sfidano la morte in cambio di un’esperienza che deve essere sicuramente adrenalinica.


Fonte: Qui



lunedì 20 maggio 2013

La mia amata Lettera 22


Scrivevo racconti gialli


In questo periodo mi è presa la mania delle pulizie e di fare spazio gettando via roba vecchia che non uso da anni. Devo dire che se decido di buttar via qualcosa poi non mi sento in colpa. Lo faccio sopratutto per timore che questo lavoruccio improbo lo faccia mio marito e in poco tempo scompaia troppa roba che può essere utile. Lui non va per il sottile, è uno che ama lo space clearing (come va di moda chiamare questo lavoro).
Rastrellando negli armadi e nel garage mi sono trovata davanti alla scatola con dentro la mia amata Olivetti Lettera 22 color verdolino. Ho avuto subito l'idea di portarla in casa e darci un'occhiatina, è sempre bella e la guardo affascinata, ricordo ancora il rumore delle lettere che battono sul foglio, e mio padre che raccomandava di avere il tocco leggero altrimenti avrei rovinato il rullo. Come in un lampo ho ricordato il compleanno dei miei 12 anni. Avevo chiesto in regalo la macchina da scrivere, l'oggetto dei miei desideri, si perchè allora volevo diventare scrittrice ;)  Su quella macchina da scrivere ho trascorso ore ed ore a scrivere e a sognare. I miei fogli con i raccontini sono spariti, non volevo che mia mamma li leggesse, avevo timore dei suoi giudizi e così nascondevo i fogli. Ora non posso lamentarmi della loro brutta fine e mi spiace veramente. Alcuni anni fa quando feci il trasloco dei miei  sperai tanto di ritrovarli, ma così non fu, purtroppo.



lunedì 21 gennaio 2013

Ricordi d'infanzia


ROVISTANDO TRA I RICORDI
Amarcord  d'infanzia


Ieri, rovistando tra le cose di mia mamma, ho trovato alcune immagini molto rovinate dal tempo, per fortuna si vedeva  chiaramente la campagna di mio nonno e i mucchi di fieno accatastati con la forca a forma di collinetta sull'erba. Da noi le chiamavano "mede". Allora il fieno non veniva arrotolato con le macchine come si usa oggi. Da piccola con alcuni cuginetti facevamo alla base delle mede delle nicchie comode, stavamo sotto quando pioveva, più spesso per nasconderci, o per giocare e raccontarci storie di paura, come le chiamavamo noi. Ognuno doveva aggiungere alla storia un elemento terrorizzante, non mancavano mai i fantasmi, o l'uomo nero come andava di moda in quel tempo.



Spesso la storia non finiva per via dello spavento. e scappavamo quindi a gambe levate al minimo rumore. L'asino di un vecchio zio, veniva qualche volta a mangiare il fieno della nostra meda senza che ce ne accorgessimo, anche quello era motivo di fuga per timore di prendersi una zoccolata o un morso. Gigio era l'asino  dello zio Carlo, un animale bello e simpatico, aveva una dentatura smagliante e una ragliata niente male. Quando ragliava, noi bambini gli gridavamo: - "ridi ..ridi" - e lui apriva la bocca mettendo in mostra i dentoni e le gengive. 


L'odore del fieno era così forte e piacevole che me lo ricordo ancora. Secondo me è l'odore più buono che esista. E' proprio vero che i profumi e gli odori rievocano i ricordi, sono un po' come la macchina del tempo, ci danno la stessa emozione vissuta tanto tempo fa.



giovedì 27 dicembre 2012

♬ ♪ •.♥ ☆Gli odori del Natale♬ ♪ •.♥ ☆

 GLI ODORI DEL
NATALE E
i ricordi

A Natale  può capitare che prima di cogliere in un ambiente le immagini e udirne i suoni si venga colpiti dagli odori..un aroma conosciuto che riporta a tempi lontani, ai profumi di festa, avvolgenti, che ci riportano a ricordi a tempi più o meno lontani, e a ricordi più o meno vividi che evocano persone stati d'animo situazioni. A tutti sarà capitato di sperimentare più o meno consapevolmente la grandissima capacità degli odori, di richiamare quasi d'improvviso, qualcosa che fino a quel momento si ritrovava relegato in un angolo della nostra mente. (A me capita spesso e non solo a Natale).
Questo fenomeno è stato studiato, e l'olfatto è il senso privilegiato per ricordare situazioni o persone, richiamandoli dal passato. 
Il fenomeno è chiamato "sindrome di Proust" perche' in un noto passaggio della Recherche, lo scrittore evoca un episodio della sua infanzia legato al sapore e all'odore di una madeleine, tipico dolce francese.

Come afferma lo scrittore: "Quando di un antico passato non sussiste Niente(....), l'odore e il sapore restano ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, e sperare...."


Dunque l'odore, secondo alcuni studiosi:  è un senso fortemente evocativo perche' legato alla parte più esperenziale e emozionante del cervello.


sabato 10 marzo 2012

Lo sguardo di Annina (Ricordi)





Lo sguardo di Annina


Annina stava sulla panchina davanti a casa ogni giorno alla stessa ora, o almeno quando il tempo, spesso bizzarro della montagna lo permetteva. Lei guardava.. Nessuno sapeva cosa osservasse con certezza. Il piccolo viso minuto scolpito dagli anni, assumeva in quei momenti un'espressione beata, mentre si posava sulle cime delle sue montagne, così belle da mozzare il fiato. Ogni tanto chinava il capo per seguire il movimento preciso delle sue dita asciutte e magre che intrecciavano sapientemente la paglia.
In poco tempo il piccolo cestello prendeva forma come per magia. In quei piccoli gesti antichi riviveva il passato di quei posti che mi avevano sempre affascinata.  Spesso mi ero fermata ad osservarla, ricevendo in cambio sempre il suo sorriso gentile che dava un senso di pace e tranquillità. 
C'era in quel modo di sorridere a tutti, qualcosa che noi nelle città, abbiamo perduto da tanto. 
Non le avevo mai parlato, non volevo distoglierla dal suo lavoro. Ma quel saluto e quel sorriso in quelle estati, mi erano diventati indispensabili. 
Dopo tante vacanze trascorse lì,  ero certa  mi conoscesse bene.
Di tanto in tanto, guardava davanti a se i turisti, che seguivano i loro frettolosi e improbabili itinerari, e le auto rumorose e veloci che passavano senza fermarsi,  tutte dirette verso la più famosa Cortina D'Ampezzo. 
Ogni tanto, accennava con il capo  un saluto gentile e un sorriso a chi passava davanti alla sua casa, sembrava conoscere tutti. 
Non smetteva di guardare Annina, con quel suo modo particolare che avevo sempre giudicato nostalgico, forse, mi dicevo, ripensava a quando la valle era veramente un piccolo paradiso silenzioso e lei tanto giovane. Ad un tratto, una vocina chiassosa di bimbo ruppe l'incantesimo dei miei pensieri, arrivando di corsa gridò: - " Nonnina, ti accompagno io su per gli scalini, mamma ha detto che non ci vedi più .." - La piccola mano grassoccia del bimbo si intreccio con quella sottile di Annina, poi, le due figure scomparvero, come fuse nel piccolo gesto d'amore nel buio della scala. 
Da allora sono trascorsi tanti anni, ma ogni estate se posso, mi fermo per qualche ora a San Vito di Cadore.
Annina non c'è più, e nemmeno quella panchina di legno. Al suo posto ora parcheggiano i motorini, e la porticina della sua casa che dava sulla strada, ora è diventato un bar.
La magia di quel paesino però mi è rimasta nel cuore, e ogni volta che ci arrivo, spero di vedere Annina seduta sulla panchina a guardare le sue dolomiti e a regalarmi quel sorriso speciale che non dimenticherò mai.

Ci sono persone che vedono, e non sanno guardare..
Altre, che purtroppo non vedono, ma hanno occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono.